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Isole Tremiti Festività e Manifestazioni

Come in tutti i paesi che hanno saputo mantenere vive le proprie tradizioni, anche le Isole Tremiti danno grande importanza alle celebrazioni in occasione di ricorrenze e festività particolari, non per forza religiose. La maggior parte di queste avviene nel periodo primaverile ed estivo, più precisamente da Pasqua a settembre, quando il flusso turistico è più elevato.

Una delle feste più caratteristiche è quella dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, le cui celebrazioni si tengono il giorno di Ferragosto e si estendono per un arco di 48 ore. La statua della Vergine viene portata in processione prima per le strade e poi, analogamente a molti altri posti di mare, posta su un peschereccio bardato per l’occasione accompagnata da spettacoli pirotecnici. Le celebrazioni proseguono anche nei giorni successivi con giochi popolari, come l’albero della cuccagna, e una frittura da record di pesce azzurro appena pescato. Il mare è sempre al centro delle manifestazioni tremitesi: è qui che si tengono i campionati mondiali di pesca subacquea e un raduno di appassionati di barche a vela di livello internazionale così come si dà il giusto risalto all’istituzione della Riserva Marina, avvenuta nel 1989, con la Festa del Mare nell’ambito della quale si analizzano e si fanno conoscere le bellezze del parco naturale.

Da non perdere sono le celebrazioni in onore di San Nicola di Mira così come il corteo medievale, nel centro storico di San Nicola, in cui gli abitanti e le associazioni culturali del luogo mettono in scena uno spaccato della vita sull’isola di un tempo che fu. Gli amanti della buona tavola e soprattutto dei dolciumi non potranno mancare alla sagra annuale dei dolci tipici e dei prodotti della pasticceria locale, a base di mostaccioli, cartellate e il caratteristico dolce al limoncello.

Una delle manifestazioni più importanti è il “Tremiti Festival” che da anni ormai è un appuntamento fisso per turisti e residenti: ad organizzarlo uno dei cantautori più significativi del panorama musicale italiano degli ultimi 25 anni, Lucio Dalla. Innamorato delle Tremiti, di cui è cittadino onorario, dove ha dichiarato di aver ricevuto l’ispirazione per la composizione di alcune tra le sue canzoni più belle, da “4 Marzo 1943” a “Piazza Grande”, da “Com’è profondo il mare” a “La casa in riva al mare”, Dalla invita ogni anno nei pressi dell’abbazia benedettina i suoi amici cantautori, dando vita ad uno spettacolo davvero suggestivo, un mix mirabile tra melodia e paesaggio.

Isole Tremiti Servizi turistici

In un luogo incantevole e per molti versi unico come le Isole Tremiti non ci si può accontentare di servizi ordinari: l’eccezionalità del territorio e della sua organizzazione fanno sì che, una volta compreso che non si sta affrontando una vacanza come tutte le altre, il turista possa godere di una serie di servizi volti a godere appieno delle sue bellezze. Molti di questi sono offerti, in gran parte gratuitamente, dalle strutture ricettive Hotel e Campeggi delle isole di San Nicola e San Domino: se nella prima prevalgono, oltre all’onnipresente servizio-navetta, le visite guidate all’Abbazia ed alle altre bellezze architettoniche del posto, nella seconda sono più frequenti i percorsi naturalistici e le gite in barca. Appena arrivati a San Domino, infatti, magari a bordo dell’elicottero dell’Alidaunia preso a Foggia, ci si rende conto subito della vasta scelta che la popolazione locale, grandi e piccini, è pronta ad offrire: gite in barca, visite guidate, degustazioni, noleggio di imbarcazioni o pacchetti promozionali.

Tantissimi i posti suggestivi da visitare circumnavigando le isole: dallo Scoglio dell’Elefante alla Grotta delle Viole, dai Pagliai alla Grotta del Bue Marino; molto apprezzato dalle coppie è l’Architiello di Capraia, una sorta di ponte naturale scavato dall’erosione dei venti e del mare sotto il quale, secondo una leggenda locale, le promesse d’amore durerebbero in eterno. A tal proposito vanno segnalate le iniziative di privati e associazioni culturali tremitesi volte a favorire la scelta delle Isole per i matrimoni, sia che si voglia trascorrervi il viaggio di nozze sia che si intenda organizzarvi l’intera cerimonia.

Per gli amanti delle immersioni o anche solo per quanti amano nuotare a pelo d’acqua con la testa all’ingiù, sbirciando i fondali con la maschera, le Tremiti sono un vero paradiso acquatico: bellezze naturali mozzafiato, panorami sempre cangianti e ricchi di forme e colori suggestivi si fondono con i relitti delle secche, affascinanti testimonianze del passato di questi luoghi. A chi voglia affrontare la cosa in maniera più professionale consigliamo di recarsi nei “diving center” di San Domino dove si organizzano corsi – anche per principianti – ed escursioni tra i fondali e sui relitti, oltre alla visita guidata alla statua di Padre Pio immersa nel 1998 a una decina di metri di profondità nei pressi di Capraia.

A San Domino sarà presto possibile ormeggiare in tutta sicurezza la propria barca anche in presenza di mare mosso: i lavori per il nuovo porto, più grande e moderno di quello attuale, sono già cominciati.

La leggenda di Diomede

La storia della Isole Tremiti è strettamente legata al mito di Diomede, uno dei celebri eroi omerici che partecipò all’epica guerra di Troia narrata nell’Iliade. Originario dell’Etolia nacque ad Argo, dove la sua famiglia, che regnava sulla città, era stata costretta a fuggire. Il giovane Diomede si distinse da subito nell’apprendere l’arte della guerra e dimostrò sin da ragazzo il suo amore per la giustizia ed un carattere molto deciso. Dopo aver combattuto per liberare Tebe dagli usurpatori sposò Egialea, orfana del re di Argo morto nella stessa battaglia, e partì per la guerra di Troia. Protetto da Atena, dea della sapienza, era un guerriero tra i più possenti delle schiere greche: affrontò in duello il troiano Enea e a nulla valse l’intervento in sua difesa della madre di quest’ultimo, la dea Afrodite, che Diomede offese e ferì a una mano. Affrontato in duello da Glauco, principe di Lidia, dimostrò invece grande lealtà ricordando l’ospitalità del nemico nei confronti della sua famiglia e decidendo di non battersi e stringendogli la mano.

Fu protagonista di imprese di grande rilievo e di mediazioni delicate con Agamennone ed Achille, spesso al fianco dell’amico Ulisse: ai due si deve il furto del Palladio, il simulacro protettore di Troia, ragion per cui Dante li collocherà insieme nell’VIII cerchio dell’Inferno.

Vinta la guerra tornò in patria senza particolari problemi, contrariamente a quanto accadde a molti altri eroi, ma qui, per un incantesimo dell’ingiuriata Afrodite, nessuno lo riconobbe (oppure, secondo un’altra variante del mito, la moglie lo aveva tradito sposando Cillabaro) e decise di rimettersi in viaggio con i compagni alla volta delle coste italiche. E’ qui che la leggenda di Diomede si suddivide in tante storie che si intrecciano con svariate realtà locali del Meridione: Andria, Brindisi, Benevento, Arpi, Siponto, Canosa, San Severo e molte altre località sarebbero state fondate dall’eroe omerico, nelle vesti ora di civilizzatore e promotore della cultura greca.

Nei pressi del Gargano gettò in mare tre grandi sassi che aveva raccolto a Troia e questi riemersero sottoforma di isole: le Tremiti. Secondo un’altra versione Diomede qui incontrò Dauno, re dei Dauni, e lo aiutò a sconfiggere i Messapi: il suo determinante aiuto gli valse in moglie la principessa Euippe, recante in dote la parte settentrionale della Puglia.

Un’altra variante vuole che Diomede, dopo essere stato al fianco di Dauno, lo uccise divenendo re delle sue terre. Dopo aver rifiutato di combattere, in tarda età, contro il nemico Enea al fianco dei latini, morì e venne sepolto sulla spiaggia dell’Isola di San Nicola, mentre i suoi compagni vennero mutati da Afrodite – per vendetta o per compassione, a seconda delle versioni del mito – in grossi uccelli dal verso simile al pianto, le diomedee. Sulla stessa isola sarebbe nascosto un ingente tesoro a lui appartenuto: si narra che nel III sec. la Madonna sia apparsa ad un eremita indicandogli il luogo dove avrebbe ritrovato grandi ricchezze. Questi, dopo qualche diffidenza, obbedì e, trovato il tesoro, avrebbe edificato in quel punto un santuario in segno di devozione e riconoscenza.

Nome ed origine delle Isole Tremiti

Su un punto gli archeologi e i geologi sono assolutamente concordi: le Isole Tremiti appartengono, oltre che politicamente, anche geologicamente alla Puglia e all’Area Garganica. Tutti gli studi confermano l’ipotesi secondo la quale nell’era del Paleocene (60 milioni di anni fa) la gran parte dell’odierno territorio pugliese era sommerso dalle acque ed emergeva soltanto il Gargano, distaccato dal resto della Penisola. In seguito, anche grazie ai depositi alluvionali, il resto del territorio sarebbe emerso congiungendo il Massiccio garganico alla terraferma mentre una parte di esso, in seguito probabilmente a violente e ripetute scosse di terremoto, se ne distaccò formando le isole il cui nome rimanda proprio al «tremore» che deve aver dato loro origine. Con ogni probabilità, in un primo tempo, la parte distaccatasi era omogenea ed unica, caratterizzata da un solo massiccio montuoso. I successivi «tremori» e le scosse telluriche conseguenti avrebbero suddiviso l’isola in tre parti, con la ripartizione anche del monte che, in tal modo ne avrebbe generato tre: un’altra ipotesi sul nome delle Tremiti rimanda proprio ai «tre monti» che le caratterizzano.

Dando uno sguardo alla cartina delle Isole si ha l’impressione di un gruppetto di pietre scagliate contemporaneamente in mare da un’unica gigantesca mano: la loro dislocazione è irregolare ed asimmetrica e la posizione di Pianosa, la più orientale, che dà l’idea del sasso arrivato più lontano, sono alla base della famosa leggenda dell’eroe omerico Diomede, da cui la denominazione di Isole Diomedee che contrassegnò per secoli questi luoghi.

L’ipotesi toponomastica di gran lunga più accreditata è la prima, quella dei «tremiti» che le avrebbero originate, teoria che sembra trovare conferma anche in fonti letterarie autorevoli.

Lo storico e geografo greco Scimmo da Chio, a cui si deve la leggenda della sepoltura di Diomede, parla di un’unica “isola diomedea” mentre Strabone, due secoli più tardi, spiega come delle “due isole diomedee” una sia deserta e l’altra abitata: probabilmente il noto geografo della Cappadocia si riferiva a fonti cartografiche anteriori, visto che pochi anni dopo Virgilio parlò di “tre isole diomedee”. Ancora un secolo dopo, infine, Tolomeo spiegò che le diomedee erano ben 5 includendovi, secondo una interpretazione in uso ancor oggi benché non univocamente accettata, anche il Cretaccio.

Isole Tremiti – Gastronomia

In un luogo di mare come le Isole Tremiti il pesce non può che essere il re della tavola in tutte le stagioni. I prodotti e piatti tipici della dieta mediterranea vengono impreziositi e rielaborati alla luce delle specificità territoriali.

Antipasti, fritture, zuppe, e grigliate sono solo alcuni esempi dei tanti utilizzi che il pesce, rigorosamente fresco e pescato in giornata, può offrire nei numerosi ristoranti di San Domino e San Nicola. La cucina tremitese risente fortemente della gastronomia garganica e ciò si manifesta nella frugalità nella preparazione dei pasti e nella scelta dei sapori decisi e ben strutturati. Onnipresenti sulle tavole il pane e la pasta, non di rado preparati secondo l’antica tradizione locale e magari fatti anche dalle massaie secondo ritualità che si ripetono da secoli sempre uguali.

Le combinazioni con crostacei, molluschi e pesci sono praticamente infinite. Spigole, ricciole, scorfani, dentici, triglie giganti, scampi, gamberi e aragoste – giusto per citarne alcuni – passano in poche ore dal mare alla tavola, da soli, insieme ad altri pesci oppure con la pasta: gli spaghetti allo scoglio sono una delle tante prelibatezze che i ristoratori locali, talvolta dotati di un proprio peschereccio, portano in tavola. Da provare i palamiti, pesce dalle carni bianche utilizzato per insalate oppure servito insieme a verdure colorate come capperi, cipolle e pomodorini. I colori sono una costante della gastronomia isolana: lo schiantalo (o tanuta) si distingue anche per la sua gradevolezza cromatica oltre che per il sapore delicato delle sue carni insaporite con le olive nere della zona e l’immancabile olio extravergine d’oliva Dauno DOP.

 

Anche il pane, specie la mollica, è utilizzato per guarnire i piatti di pesce, come ad esempio per fare il ripieno del cefalo alla brace, condito con aglio, prezzemolo e aceto. Segnaliamo le polpette a base di musdea o mustella, secondo una tipica ricetta tremitese. A chi invece piace andare sul sicuro farà piacere sapere che il polpo verace, indispensabile per una vera insalata di mare, è presente in ogni periodo dell’anno e lo stesso vale per lo scorfano, senza il quale una zuppa di pesce non può dirsi tale.

Il Gargano in Puglia

I paesi dell’area garganica sono 17, i maggiori dei quali sono situati lungo il perimetro del Promontorio, le cui zone più interne sono molto poco popolate per via delle impervie condizioni del territorio. Uno sguardo generale a questa parte della provincia di Foggia permette di rilevarne le due facce del turismo, per molti versi contrastanti ma in realtà perfettamente integrate l’una con l’altra: le spiagge e i santuari.

Più che per le splendide montagne, le grotte e i laghi, il Gargano è conosciuto per la sua costa di circa 200 km in grado di offrire spiagge sabbiose, rocce, grotte e faraglioni, come nella Baia dei Mergoli (detta anche, appunto, “dei Faraglioni”). Le strutture ricettive sono molte e qui, nella località di Mattinata, è possibile fruire dell’unico hotel a cinque stelle della zona (isole Tremiti comprese): diversi sono i servizi offerti al turista, tra cui vale la pena di segnalare l’ascensore tra le rocce che, oltre a condurre in pochi minuti sulla spiaggia, regala favolosi panorami a picco sul mare. Posti da non perdere sono anche i centri balneari (ma non solo) di Vieste, Manfredonia, Peschici, Rodi Garganico, S. Nicandro Garganico e Carpino mentre, all’interno, meritano certamente una menzione San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo e San Marco in Lamis.

L’altra dimensione del turismo garganico è quella spirituale. La religiosità è una componente connaturata a questi luoghi sin da tempi immemorabili: probabilmente l’aspetto aspro ed inaccessibile delle sue alture ha contribuito non poco all’immagine di Montagna Sacra e luogo di meditazione che il Gargano ha assunto nel corso dei secoli.

In ogni caso è qui che si sono insediate le prime comunità cristiane d’Occidente, grazie agli scambi culturali con l’Oriente favoriti dalla posizione geografica, ed è sempre qui che, attorno all’Anno Mille molti cristiani trovarono rifugio non solo interiore dai dominatori che si avvicendarono nella zona. Molti pellegrini, a dire il vero, giungevano sul Gargano anche prima, sin dal V sec. d.C., per vedere la Grotta di San Michele Arcangelo (Monte Sant’Angelo): tale forma di pellegrinaggio è andata via via scemando negli ultimi decenni. Un nuovo protagonista spirituale però, forse il più significativo della nostra epoca, ha fatto la sua comparsa proprio mentre diminuivano i pellegrini per la Grotta: Padre Pio da Pietralcina, i cui numerosissimi fedeli e devoti da tutto il mondo giungono a San Giovanni Rotondo per porgere un saluto alla sua tomba e visitare i suoi luoghi.

Isole tremiti e la flora terrestre

Le specie vegetali dell’Arcipelago delle Tremiti sono, soprattutto in anni relativamente recenti, oggetto di studi e ricerche cui l’istituzione della Riserva Marina ha dato un impulso notevole. Una delle specie arboree simbolo di queste isole è il Pino d’Aleppo, presente in gran quantità nella pineta di San Domino e in molte altre zone dell’Isola, anche laddove è stata operata una ricolonizzazione di terreni dalle rese agricole non soddisfacenti. I venti di Nord-Ovest determinano un sottobosco disomogeneo ed anche le caratteristiche deformazioni a bandiera degli esemplari sul versante occidentale. All’interno della pineta è presente il cosiddetto “bosco misto”, in cui al Pino autoctono si unisce il leccio, caratterizzato da specie come il pungitopo, l’asparago pungente, l’erica arborea, la melica piramidale ed il caprifoglio.

La macchia a lentisco è invece molto presente sulle isole di San Nicola e di Capraia che presentano anche delle specie piuttosto rare come la “Daphne sericea” e la “Phillyrea angustifolia”, mentre a San Domino compare in misura minore e con la presenza del mirto comune.

Sempre sull’isola maggiore sono presenti le garighe, soprattutto nella fascia costiera di Nord-Ovest, più esposta ai venti marini e quindi con una maggiore influenza della salsedine: è questa la ragione per cui non compare con le medesime concentrazioni sulle altre isole (a San Nicola è del tutto assente).

Pianosa e il Cretaccio si caratterizzano invece per la presenza di prati con vegetazione alofila come la “Lavatera arborea”, il paleo comune e il giunco nero. Un’estensione territoriale simile a quella della pineta d’Aleppo è occupata da terreni coltivati che per la stragrande maggioranza si sono rilevati, nel corso degli anni, piuttosto improduttivi specie in alcune zone e sono stati conseguentemente abbandonati oppure, più di frequente, adibiti a pascoli: ciò ha comportato cambiamenti nella flora che ha visto ridursi le piante agricole per far posto a graminacee di varia natura, dando vita così a quel particolare stadio denominato “pseudosteppa”. Completano il quadro della vegetazione terrestre dell’arcipelago il ginestrino delle scogliere, l’aglio delle isole, la grattalingua comune, il cappero e il limonio delle Tremiti: tutte specie della grande famiglia della vegetazione di scogliera.

La storia delle Isole Tremiti

Come si è già accennato in relazione ai beni archeologici delle Isole Tremiti, queste furono abitate sin dal Neolitico: la presenza di numerose testimonianze relative all’età successive permettono di ricostruire un’evoluzione della civiltà dei loro abitanti che attraversa le fasi più significative della cultura greca prima e romana poi.

Con il crollo dell’Impero e i disordini che accompagnarono la prima fase dell’Alto Medioevo anche le Isole vennero coinvolte nell’oblio generale che caratterizzò la nostra Penisola. Con l’Anno Mille, però, si assiste ad una nuova fioritura della cultura grazie all’importante mediazione degli ordini religiosi che qui si stabilirono. I primi ad insediarsi furono i monaci Benedettini di Montecassino a cui si deve la costruzione del Monastero e della Chiesa di Santa Maria, che raggiunsero in poco tempo un’importanza tale da rendersi indipendenti dall’Abbazia di Montecassino. Il periodo di autonomia segnò però una decadenza che convinse il Vescovo di Termoli a sostituire i Benedettini con i Cistercensi che ridiedero all’Abbazia l’antico splendore apportando anche innovazioni e ammodernamenti. Nel XIV sec., però, vi fu una nuova decadenza causata dalle incursioni dei pirati. Una di queste, quella fatale all’ordine, fu condotta dal dalmata Almissa che si finse morto e organizzò una trappola analoga al Cavallo di Troia per entrare nell’Abbazia.

I suoi compagni chiesero di poterne celebrare il funerale e i monaci accettarono purché fossero disarmati: una volta che la bara arrivò nella chiesa di S. Nicola ne uscì il pirata che lanciò armi ai suoi uomini che a loro volta trucidarono i religiosi senza risparmiarne alcuno.

Tale episodio segnò un periodo di declino, dovuto al comprensibile timore di altri monaci di stabilirsi sulle Tremiti. Dopo decenni di totale abbandono Papa Gregorio XII convinse dei canonici Lateranensi a prendere possesso dell’Abbazia nel XV sec.:i primi risultati furono incoraggianti, sia dal punto di vista economico – dati i numerosi fedeli che visitavano il complesso monastico – che strutturale – in virtù della ristrutturazione che permise all’Abbazia di resistere alle incursioni turche del secolo successivo.

Ma ancora una volta il declino era prossimo e i Lateranensi non riuscirono a fronteggiare una difficile situazione economica finché, dopo molte pressioni, l’Abbazia fu soppressa da Ferdinando IV di Borbone che vi istituì una colonia penale rimasta operativa sino a metà degli Anni Venti del ‘900.

Solo nel 1932 nacque il comune autonomo delle Isole Tremiti.

La fauna terrestre delle isole tremiti

Si è già avuto modo di sottolineare che la fauna terrestre delle Isole Tremiti non è particolarmente numerosa, inducendo forse l’erronea convinzione che uno sguardo alle specie animali della terraferma sia del tutto trascurabile e non riservi delle sorprese.

La diversificazione degli ambienti vegetali corrisponde ad una variegata, seppur non nutrita, presenza faunistica che, pur non paragonabile per rilevanza a quella marina, è certamente interessante.

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Presenti in tutti gli ambienti dell’Arcipelago sono gli insetti, la cui capacità di adattamento alle più svariate ed avverse condizioni di vita è ben nota. Molto frequenti sono invertebrati crostacei isopodi come l’Armadillidium vulgare, lo Scarabeo o la Coccinella septempunctata; miriapodi come la Scolopendra cingulata o il Pachyiulus unicolo; chiocciole come la Helix virgata o la Helix aperta; farfalle come la Pieris brassicae e la Nymphalis polychloros; ragni come l’Argiope Bruennichi o la Malmignatta; ortodotteri come l’Acrida bicolor mediterranea, l’Anacridium aegyptium o la Mantide religiosa.

Presenti, seppur in misura minore, anche i rettili. Tre sono le specie più significative: la Lucertola campestre, di fatto onnipresente in tutte le isole escluso il Cretaccio, il Geco verrucoso e il Biacco, l’unico serpente dell’Arcipelago, assolutamente innocuo e non velenoso benché capace di mostrare il proprio temperamento aggressivo se infastidito.

Poco rappresentati sono i mammiferi, per lo più roditori: il coniglio selvatico, il ratto nero e il topolino domestico.

L’espressione più bella della fauna non marina delle Isole è rappresentata sicuramente dagli uccelli. Si va da specie di piccola taglia come l’Occhiocotto, il fringuello, lo scricciolo, il cardellino, la ballerina bianca e gialla, il verzellino, il passero e la capinera a specie di dimensioni maggiori come il falco pellegrino, il gheppio, la berta maggiore e minore, il rondone e il gabbiano reale.

Il volo in stormi, caratteristico di molte delle specie sopraelencate, ha dato origine a suggestive leggende che meritano un approfondimento a sé: tra queste si segnalano quelle sui gabbiani e le berte, detti “diomedee” in onore a Diomede, storico fondatore delle isole che qui sarebbe giunto insieme ai compagni di battaglia che, secondo il mito, un incantesimo avrebbe mutato proprio in questi uccelli.

Beni archeologici alle Isole Tremiti

Le Isole Tremiti sono state abitate sin dall’Antichità e ciò è dimostrato dalle svariate tracce della presenza umana su questo arcipelago che, come avremo modo di vedere in una sezione a parte, doveva trovarsi attaccato alla terraferma in epoche remote.

I resti più antichi sinora portati alla luce sono quelli dell’Isola di San Domino, precisamente in contrada Prato Don Michele: qui è stato scoperto alla fine del XIX secolo un villaggio del primo Neolitico che è stato al centro di una campagna di scavi a metà del secolo scorso. In realtà non sono state rinvenute abitazioni di alcun tipo ma solo delle ceramiche decorate o, in maggioranza, impresse con motivi molto semplici: si tratta in ogni caso di un grande ritrovamento se si pensa al fatto che la datazione rimanda a oltre 6.000 anni prima di Cristo. Un altro insediamento neolitico, risalente al IV millennio a.C. è stato rinvenuto nell’ambito della medesima campagna di scavi nelle vicinanze di Cala Tramontana: qui, oltre a ceramiche decorate parzialmente secondo lo stile di Matera, furono rinvenuti anche 12 scheletri, segno della presenza di una necropoli di qualche secolo successiva.

Panorama zona archeologica nelle tremiti

L’Isola di San Nicola è stata anch’essa oggetto di scavi e ricerche che hanno conosciuto maggiori difficoltà nella datazione dei reperti in quanto, spesso, le medesime località hanno fatto da teatro a più insediamenti nel corso dei secoli, producendo in tal modo una sovrapposizione delle loro tracce.

 

I fori cilindrici notati su alcune rocce calcaree nel cuore dell’Isola fanno pensare a strutture abitative risalenti al I millennio a.C. , così come le ceramiche rinvenute sembrano rimandare all’Età del Ferro (XIX-VII sec. a.C.). Nel medesimo luogo si trovano fosse sepolcrali rettangolari del tutto analoghe a quelle dell’età classica greca e due tombe “a grotticella” del periodo ellenistico, tra cui la celebre “Tomba di Diomede”. Nelle vicinanze sono venute alla luce le fondamenta e il criptoportico di una Domus romana di cui è ricostruibile agevolmente la pianta, risalente al I sec. a.C. o d.C. L’ultima recente scoperta è una seconda Domus grazie al pavimento in mosaico la cui tecnica non geometrica rimanda sempre al I sec. a.C.